Grazie ai suoi film adolescenziali, rispecchia da sempre l’immagine della perfetta ragazza della porta accanto. Peccato però che sia stata troppo spesso dimenticata

(Bayonne, 23 aprile 1942 – Thousand Oaks, 20 febbraio 2005)

Molto popolare negli Stati Uniti, la Dee era una delle bellezze acqua e sapone degli anni Sessanta, la classica «fidanzata d’America» da rotocalco protagonista di numerose commedie brillanti, e tra i suoi film più famosi ci sono «Gidget» e «Tammy and the Doctor».

Nel 1957 debutta al cinema nella pellicola “Quattro donne aspettano” di Robert Wise. A sedici anni vince addirittura un Golden Globe come ‘Most Promising Newcomer’ insieme a Carolyn Jones e Diane Varsi.

Il vero successo arriva con i cosiddetti teen film, ossia i film adolescenziali, in cui Sandra interpreta quasi sempre la parte della perfetta ragazza della porta accanto. Tra le migliori interpretazioni, che le valsero ben dodici nomination per vari premi, ricordiamo: “Lo specchio della vita” (1959), “I cavalloni” (1959) e “Scandalo al sole” (1959). Quest’ultimo, diretto da Delmer Daves, suscitò diverse polemiche per le molteplici scene a sfondo sessuale, che a quel tempo erano considerate ancora un tabù.

Compiuti diciotto anni incontra l’attore Bobby Darin, che il 1° dicembre 1960 diventa suo marito. Entrambi sotto contratto con la Universal Studios, girano insieme “Torna settembre” (1961) di Robert Mulligan e “Una sposa per due” (1962) di Henry Levin.

Il 16 dicembre 1961, appena dopo un anno di matrimonio, nasce Dodd Mitchell Darin, loro unico erede. L’amore con Bobby finisce bruscamente nel 1967 ma verrà ricordato in una pellicola del 2004 intitolata “Beyond the Sea” in cui l’attrice Kate Bosworth interpreta proprio Sandra.

Successivamente il suo personaggio diviene fonte d’ispirazione per la canzone ‘Look At Me, I’m Sandra Dee’ tratto dal celebre musical di Broadway “Grease” (1972). La sua presenza sugli schermi intanto si riduce al minimo. Tra i pochi film girati a cavallo degli anni ’70 ricordiamo: “Prendila è mia” (1963), “Quello strano sentimento” (1965), “M5 Codice Diamanti” (1966), “Rosie!” (1967), “Il mondo è pieno di…papà” (1967) e “Le vergini di Dunwich” (1970).

Nel 1994 il figlio Dodd, che nel frattempo l’ha resa nonna di Alexa e Olivia, pubblica un libro che fa scalpore, in cui racconta la vita dei suoi genitori. Successivamente infatti, durante un’intervista Sandra ammette che durante la sua esistenza ha sofferto costantemente di anoressia nervosa, depressione cronica e dipendenza da alcol.

Muore nel 2005 all’età di sessantadue anni per complicazione renali. Oggi riposa nel Forest Lawn Memorial Park Cemetery di Hollywood.

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Ken Jorgenson (Richard Egan) – C’è un solo grande scopo nella vita: amare ed essere amati. È l’unica giustificazione dell’esistenza. (Scandalo al sole)

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Sandra Dee: “Chi è passato nel fuoco della sofferenza ne esce amaro come la cenere o puro come l’oro!”

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“Barbarella” e “Hanoi Jane”, ma volendo anche “Miss Cnn” o “Mrs aerobica”: ha ricevuto un nomignolo per ogni occasione.

Un nomignolo per ogni stagione della sua vita, ma la sostanza ha un altro nome: Jane Saymour Fonda, nata a New York il 21 dicembre del 1937.

Da ragazza, la bellissima Jane non sembrava troppo interessata a seguire le orme del padre, Henry Fonda. Era già avviata a una brillante carriera da modella, quando Lee Strasberg, padre padrone dell’Actor’s studio, la convinse a seguire le sue lezioni.

Nel 1960 l’esordio In punta di piedi poi poco dopo l’incontro folgorante con il regista francese Roger Vadim, il quale, dopo averla sposata nel 1963, la trasforma nel giro di pochi anni in un sex symbol, attraverso pochi film che ne sfruttano la prorompente carica sensuale, da “Il piacere e l’amore” (1964), in cui compare senza veli, al mitico Barbarella (1967).

Ma oltre a Vadim, Fonda incontra sul set tanti altri grandi registi per film da novanta: dopo A piedi nudi nel parco (1967), in coppia con un giovanissimo Robert Redford, ottiene nel 1969 la prima delle sue sette nomination all’Oscar per Non si uccidono così anche i cavalli? di Sidney Pollack.

Nel ’71 vince l’Oscar con Una squillo per l’ispettore Klute, mentre la seconda statuetta arriva nel 1978 per Tornando a casa.

Negli anni ’80, ai film (su tutti “Sul lago dorato per la prima e unica volta al fianco del padre), preferisce i video: si costruisce fuori dai set una carriera altrettanto brillante come insegnante di aerobica.

Nel 1991 sposa Ted Turner, al quale resterà legata fino al 2001. Pochissimi i film girati in tutto questo periodo, ma recentemente è tornata a far parlare di sé: per una autobiografia definita “scottante”, in cui rivela particolari molto intimi della sfera privata, e per il ritorno dopo tanto tempo sul set.

Nel 2005 è una perfida suocera che terrorizza la futura moglie di suo figlio, la bellissima Jennifer Lopez, nel film Quel mostro di suocera.

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Corie Bratter a Paul Bratter (A piedi nudi nel parco)

“Se non mi dai subito un bacio vero, ti puoi anche riprendere il tuo pigiama!”

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L’anziana Katharine Hepburn alla figlia Jane Fonda (Sul lago dorato)

La vita va sempre avanti, Chelsea: vai anche tu insieme a lei!

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Jane Fonda :

- Per essere un rivoluzionario devi prima essere un essere umano. Devi avere a cuore la gente debole.

- Non possiamo controllare sempre i nostri pensieri, ma possiamo controllare le nostre parole: la ripetizione si imprime nel subconscio, e possiamo così controllare ogni situazione.

- Quando non ricordi più come ti sei fatto male allora sei guarito.

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La fine del mondo! È una donna di 75 anni che forse non a caso è nata il giorno della profezia dei Maya. Jane Fonda, questo il suo nome, può piacere o non piacere ma le va riconosciuta l’incredibile capacità di aver sempre interpretato in anticipo il ruolo delle donne. ( Simona Movilia )

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Franca Rame nasce a Villastanza, frazione del comune di Parabiago in provincia di Milano il giorno 18 luglio 1929, figlia di Domenico Rame, attore, e da madre Emilia Baldini, insegnante e attrice. La famiglia Rame ha antiche tradizioni teatrali, soprattutto legate al teatro dei burattini e delle marionette, risalenti fino al 1600. Con un background così ricco, non appare strano che anche Franca abbia intrapreso questa strada artistica.

Di fatto debutta nel mondo dello spettacolo appena nata: la bimba viene infatti impiegata per i ruoli da infante nelle commedie allestite dalla compagnia di giro della famiglia.

1951-52

Milano – Teatro Odeon Franca Rame e Dario Fo si incontrano casualmente: entrambi vengono scritturati da Carlo Mezzadri, impresario della Compagnia Nava-Parenti e marito di Pia Rame, per lo spettacolo “Sette giorni a Milano” di Spiller e Carosso. La tecnica di corteggiamento di Dario verso Franca è anomala: finge di ignorarla completamente.

Dopo qualche settimana, lei lo blocca dietro le quinte e gli dà un gran bacio sulla bocca. Si fidanzano.

24 giugno1954 – Milano – Franca e Dario si sposano nella Basilica di Sant’ Ambrogio.

Il 9 marzo 1973 fu sequestrata e stuprata per la sua attività nelle carceri con Soccorso rosso: un’esperienza drammatica che inserì poi nello spettacolo Tutta casa, letto e chiesa. Occorsero venticinque anni per scoprire i nomi degli aggressori (ma il delitto era già caduto in prescrizione): un gruppo di cinque neofascisti la cui azione, a detta di un esponente di spicco della destra milanese di quegli anni, sarebbe stata ispirata da ufficiali dei carabinieri della divisione Pastrengo.

«Insieme, sul palcoscenico, nella vita privata, nella comunanza ideologica, nell’impegno politico attivo, nella scrittura, nell’amore per il figlio Jacopo e per i nipotini, nelle delusioni, nella coerenza, nella resistenza ai soprusi, nei litigi, nella messa al bando da una società vile, nell’ostracismo da parte del potere, nella generosità munifica, nella solidarietà e affetto per e degli altri. Insieme anche nei premi: quando a Stoccolma, nel dicembre del 1997 fu conferito a Dario Fo il Nobel per la Letteratura, lui mostrò una foto della moglie Franca Rame, dedicandole parole bellissime per dividere con lei, com’era giusto, l’alto riconoscimento» (Natalia Aspesi).

La morte nella sua casa di Porta Romana, il 29 maggio 2013, a Milano, all’età di 83 anni, dopo una lunga malattia e un ictus che l’aveva colpita il 19 aprile 2012.

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“C’è un momento della mia infanzia che spesso mi ritorna in mente. Sto giocando con delle compagne di scuola sul balcone e sento mio padre che parla con la mamma: “È ora che Franca incominci a recitare, ormai è grande”. Avevo tre anni. (Franca Rame)

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Oggi, alla mia età, posso dire che sto cercando di terminare le cose della mia vita lasciate in sospeso, come una biografia che sto scrivendo – diciamo – per non lasciare niente al vuoto. Ma quello che vorrei continuare a dire alle donne, anche dopo la mia morte, è di non perdere mai il rispetto di se stesse, di avere dignità. Sempre. Ripensando alla mia vita non ho mai permesso che mi si mancasse di rispetto. (Franca Rame)

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Anna Magnani è l’attrice simbolo del neorealismo italiano, icona incontrastata del cinema del dopoguerra. Con la sua recitazione naturale, spontanea e nel contempo incisiva, ha dato alle pellicole in cui ha lavorato la veridicità della quale necessitavano

(Roma, 7 marzo 1908 – Roma, 26 settembre 1973)

Forte e tenace sullo schermo come nella vita, Anna Magnani ha sempre scelto con accuratezza i ruoli da interpretare, dando un volto a donne del popolo, donne che rappresentano l’Italia degli umili, che vivono i loro giorni a fatica, ma mai si lasciano sopraffare dagli eventi, anzi cercano con tutte le loro forze di dominarli.

Prendono così vita figure femminili indimenticabili, determinate, veraci, combattive, che difendono strenuamente i propri ideali e coloro che amano, spesso anche in modo troppo focoso e sanguigno; d’altronde l’attrice ha dato ai suoi personaggi molto del suo temperamento coriaceo.

si iscrive nel 1927 alla scuola di recitazione Eleonora Duse (che diverrà nel 1935 l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica) diretta da Silvio D’amico, che frequenta assieme a Paolo Stoppa. Contemporaneamente canta nei cabaret e nei night – club della capitale. Dal 1929 lavora a teatro, sono i tempi dell’avanspettacolo, con lo stesso Stoppa, Aldo Fabrizi e Totò.

Nel 1945 con “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, pietra miliare del cinema neorealista, assieme allo straordinario Aldo Fabrizi, dà voce all’Italia che non si arrende e che non china la testa. La sequenza finale del film (la prima della storia in cui la telecamera segue un personaggio in movimento) è considerata uno delle più alte ed intense espressioni del cinema mondiale: “Sora Pina”, il suo personaggio, che insegue disperatamente il camion dove i tedeschi hanno fatto salire il compagno di una vita, e poi si accascia a terra vinta dai mitra nazisti.

L’attrice sale alla ribalta internazionale e conquista il Nastro d’Argento. Due anni dopo secondo Nastro d’Argento e premio come Migliore Attrice alla Mostra del Cinema di Venezia con “L’onorevole Angelina” di Luigi Zampa, dove interpreta il ruolo di una popolana che intraprende la carriera politica per tutelare gli interessi della povera gente come lei. Nel 1948 lavora per l’ultima volta con Rossellini, con il quale ha avuto una intensa e tormentata storia d’amore, nell’episodio “La voce umana” del film “L’amore”. Il suo lungo monologo telefonico di una donna abbandonatadal proprio compagno le regala il terzo Nastro d’Argento. Nel 1951 quarto meritatissimo Nastro d’Argento per “Bellissima” di Luchino Visconti, dove veste i panni di una donna piena di frustrazioni e rimpianti che cerca di trovare un riscatto, tentando con ogni mezzo di far intraprendere alla figlia un’improbabile carriera d’attrice, rischiando di rovinare per sempre l’intera famiglia. Nel 1956 riceve dalle mani del grande Jerry Lewis, prima interprete italiana ad ottenere questo riconoscimento, l’Oscar come Migliore Attrice Protagonista per la pellicola tratta da un romanzo di Tennessee Williams “La rosa tatuata”, di Daniel Mann, del 1955, dove recita a fianco di Burt Lancaster. Sempre per questo ruolo sarà premiata con un Bafta come attrice internazionale dell’anno e con il Golden Globe come Migliore Attrice in un film drammatico. Nel 1956 con “Suor Letizia – Il più grande amore” di Mario Camerini ottiene il quinto Nastro d’Argento.

Nel 1958 viene premiata al Festival del Cinema di Berlino per “Selvaggio è il vento” di George Cukor del 1957, che le regala anche un David di Donatello ed una nomination all’Oscar. Con “Nella città l’inferno” di Renato Castellani, del 1958, pellicola ambientata in un carcere, dove recita a fianco della cara amica Giulietta Masina, vince nuovamente il David di Donatello. Nel 1962 lavora con Pier Paolo Pasolini in “Mamma Roma”, grande successo di pubblico e critica, nonostante nè il regista nè l’attrice si ritengono soddisfatti della loro collaborazione. L’attrice negli ultimi anni si cimenta nuovamente in teatro ed effettua delle fortunate performance per il piccolo schermo. Nel 1972 appare per l’ultima volta sul grande schermo in un cammeo concesso con affetto a Federico Fellini per il suo “Roma”, dove interpreta se stessa. Si spegne a Roma il ventisei settembre del 1973, a sessantacinque anni, nella clinica Mater Dei, sconfitta da un tumore al pancreas, affettuosamente accudita dal figlio Luca e da Roberto Rossellini, i due grandi amori della sua vita. La Magnani, che vanta una stella nella Walk of Fame di Los Angeles, ha lasciato un segno indelebile sia artisticamente che umanamente.

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Anna con…i suoi travagli, la sua passionalità, la sua voglia di vivere hanno donato un’anima ad ogni suo personaggio e quasi sempre le hanno dato la possibilità di mostrare la redenzione di un intero popolo.

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Non so se sono un’attrice, una grande attrice o una grande artista. Non so se sono capace di recitare. Ho dentro di me tante figure, tante donne, duemila donne. Ho solo bisogno di incontrarle. Devono essere vere, ecco tutto. (Anna Magnani)

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(San Giorgio di Piano, 22 febbraio 1921 – Roma, 23 marzo 1994)

A soli quattro anni lascia l’Emilia per trasferirsi a Roma da una zia vedova che la stimola a studiare ed a seguire contemporaneamente le sue inclinazioni artistiche.

Nel 1945 si laurea in Lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma, ma già dal liceo recita a teatro in rappresentazioni tratte da opere di Goldoni e Plauto. Durante gli anni della guerra lavora anche come cantante, ballerina e violinista.

Sempre in questi anni, per la precisione nel 1942, inizia a lavorare per la radio all’interno della trasmissione “Terziglio”, interpretando “Cico e Pallina”, le avventure di due sposini scritte da Federico Fellini, che ama chiamarla Giuliettina o spippolo, che in dialetto romagnolo sta ad indicare qualcosa di piccolo e tenero.

È subito amore: i due convolano a nozze l’anno successivo, dando vita ad un sodalizio artistico e sentimentale che durerà tutta una vita.

Debutta sul grande schermo nel 1949 in una brevissima apparizione nel film “Paisà” di Roberto Rossellini, ma il primo ruolo importante arriva con “Senza pietà” di Alberto Lattuada nel 1948, prova che gli vale il Nastro d’Argento come Migliore Attrice non Protagonista.

Nel 1951 recita in “Luci del varietà” di Alberto Lattuada e di Federico Fellini, al suo esordio dietro la macchina da presa.

Seguono nel 1952 “Europa 51” di Roberto Rossellini e “Lo sceicco bianco” di Fellini.

Nel 1954 con “La strada”, vincitore del premio Oscar come miglior film straniero, per i due coniugi arriva la popolarità e la consacrazione artistica internazionale. L’attrice travolge il pubblico dando vita al personaggio malinconico di Gelsomina, la sua eccellente mimica, coadiuvata da un corpo esile come un fuscello, la fanno paragonare dai critici al grande Chaplin. È di nuovo Oscar nel 1957 con “Le notti di Cabiria”, che regala all’attrice la Palma d’oro a Cannes come Migliore Attrice ed il Nastro d’Argento. La Masina commuove nuovamente gli spettatori di tutto il mondo vestendo i panni della minuta e tenera prostituta dall’animo generoso.

L’attrice segue sempre un registro interpretativo intenso, delineando in profondità i suoi personaggio, scavando nella loro interiorità, per narrare allo spettatore storie ricche di umanità.

A fine ottobre del 1993 muore Federico Fellini e lei, quasi si trovasse in difficoltà a sopravvivergli, lo raggiunge pochi mesi dopo, il 23 marzo 1994, a Roma.

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Giulietta Masina (Ginger) saluta il vecchio compagno Marcello Mastroianni (Fred) alla stazione di Roma, dopo il loro ultimo ballo: Non credo che avremo ancora l’occasione di ballare insieme. (Ginger e Fred)

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Giulietta Masina, ignara, al “fidanzato” François Perier che sta meditando di derubarla e ucciderla: Però è vero che ce sta una giustizia, a questo mondo… Uno soffre, ne passa di tutti i colori, ma poi viene il momento d’esser felici per tutti. (Le notti di Cabiria)

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Intensa e profonda…Giulietta

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L’ironia, l’intelligenza e la grande bravura di Mariangela Melato non ci sono più. È morta stamattina a 71 anni in una clinica romana.

La Melato era nata a Milano il 19 settembre 1943:

«Mio padre era di origini tedesche – raccontava lei – duro e sensibile insieme. Io gli assomigliavo. Mia madre, milanese allegra, estroversa, mi rimproverava.

“I tudesch in andaa via – diceva -, ma la raza l’è restada”. I tedeschi erano andati via, ma la razza è rimasta»

Giovanissima aveva studiato pittura all’Accademia di Brera, per pagarsi i corsi di recitazione di Esperia Sperani disegnava manifesti e lavorava come vetrinista alla Rinascente. Non ancora ventenne era entrata a far parte della compagnia di Fantasio Piccoli poi era passata a registi come Dario Fo, Luchino Visconti e Luca Ronconi.

«Bella? Ma no, ero strana» diceva di se stessa. Il suo viso particolare la aveva aiutata a non chiudersi nello stereotipo della amorosa.

Attrice brillante e capace di registro comico fulminante, aveva anche affrontato personaggi di grande impegno nelle tragedie Medea (1986) e Fedra (1987) di Euripide e nelle commedie Vestire gli ignudi di Pirandello (1990) e La bisbetica domata di Shakespeare (1992).

Anche nel cinema ha alternato ruoli drammatici a quelli da commedia.

Dagli Anni 90 ha lavorato anche molto in televisione: una delle sue ultime interpretazioni è stata in Rebecca la prima moglie su Raiuno nel 2008..

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Orgogliosa, indipendente, dalla fortissima personalità.

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Mariangela Melato: lo all’amore ci credo, per me l’è na roba seria.

Giancarlo Giannini: Perché, io ti sembro allegro? Se-ris-si-mo sono!

Mariangela Melato: E te, su ‘sti fatti qua, com’è che la pensi te?

Giancarlo Giannini: Beh, veramente, qui per qui non saprei…

(dal film: Mimì metallurgico ferito nell’onore)

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Ironica, brava, intelligente…Mariangela

 

 

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Nata il 22 gennaio del 1965 a New York, Diane Lane è la figlia di Burt Lane, attore e insegnante di recitazione, e di Collen Farrington, cantante con un passato di fotomodella per Playboy.

Fin da bambina, Diane si muove a suo agio sul palcoscenico e a soli sei anni debutta con la compagnia sperimentale ‘Cafe La Mama’, che realizza spettacoli teatrali di discreto successo.

A tredici anni, è già una piccola star e viene notata a Hollywood dal regista George Roy Hill, che la fa debuttare sul grande schermo nel ruolo di Lauren in Una piccola storia d’amore (1979) accanto a Laurence Olivier.

Abbagliato da così tanto talento, grazia e determinazione, l’illustre cineasta Francis Ford Coppola la scrittura nei generazionali I ragazzi della 56a strada, Rusty il selvaggio e Cotton Club.

Nel 1988 Diane Lane sposerà l’attore Christopher Lambert (Highlander), all’epoca all’apice della carriera, dal quale ha avuto la deliziosa Eleonora. Il matrimonio durerà fino al 1994.

Nel 2004 è , poi, convolata a giuste nozze con il collega Josh Brolin.

Nel 2002 Diane Lane è la protagonista, accanto a Richard Gere, del torbido L’amore infedele di Adrian Lyne, remake del film di Claude Chabrol Stéphane, una moglie infedele, che le regala una nomination come miglior attrice protagonista per la sua interpretazione dell’infedele Connie Sumner.

E’ ancora con Gere, per la terza volta in carriera,che gira nel 2008, il film Come un uragano, filmone romantico in cui la furia della natura fa da contrappunto alla love story tra un uomo e una donna maturi.

Grazie all’audace performance che la sorprende tra le lenzuola del caliente Olivier Martinez in Unfaithful – L’Amore Infedele, la seduttiva Diane Lane si è tramutata nel sogno proibito di milioni di maschietti.

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Diane Lane è un’attrice di talento e una bellissima donna dal fascino discreto, non una bellezza aggressiva alla Angelina Jolie, ma un fascino rassicurante, una bellezza che incanta ma non intimorisce (Richard Gere)

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Diane Lane – C’è un amore che ti fa sentire che qualsiasi cosa è possibile…anche tu puoi averlo..-  (dal film: Come un uragano)

Diane Lane – Ti ho nella testa ancor prima di aprire gli occhi..- (dal film: L’amore infedele)

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Audace e bellissima… Diane.

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Nata in provincia di Perugia il 30 settembre del 1964. Ha iniziato a lavorare come modella per pagarsi gli studi presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università degli studi di Perugia, che tuttavia abbandona presto per dedicarsi completamente alla passerella.

La sua ambizione però è quella di recitare, così nel 1990 riesce ad ottenere una parte nel film “Vita coi figli” di Dino Risi. In seguito è la protagonista del film “La riffa” (1991) di Francesco Laudadio e una delle vampiresse tentatrici in “Dracula” (1992) di Francis Ford Coppola.

Non riuscendo ad imporsi nel cinema italiano, si trasferisce per un periodo in Francia dove in poco tempo conquista un posto tra le attrici preferite dai registi francesi.

Nel 1996 il regista Gilles Mimouni le offre il ruolo di protagonista in “L’appartament”, film che la vede accanto a Vincent Cassel, suo futuro marito, e che le fa ottenere il premio Cesar come attrice dell’anno.

Torna in Italia, e nel 2000 è la protagonista del film “Malena” di Giuseppe Tornatore, ma sembra essere ancora il cinema internazionale ad offrirle occasioni più allettanti.

L’hanno paragonata al premio Oscar italiano Sophia Loren, ma lei se ne distacca.

La Bellucci in effetti è più cupa, più griffata della sua collega, e ha popolato la sua carriera di una serie di ruoli che, presi singolarmente, potrebbero anche apparire superfreak, ma che senza dubbio, l’hanno resa una superdiva.

Mescolare bellezza e bravura, erotismo e maternità, può dar vita a un ibrido ad alto tasso di popolarità. Monica Bellucci riesce tecnicamente e con una maestria lodevole a raccontare/lasciar immaginare i suoi personaggi, decollando dal grande schermo e cadendo dentro di noi. Evitando sempre di abbattersi in stupidi ruoli comuni.

L’elemento dell’impossibilità e quello della possibilità di averla concorrono a crearne un mito. E nonostante quel che si dica della sua recitazione, è un’attrice emotivamente toccante che è capace di esprimere un sentimento tragico e universale.

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“Perché ho fatto quel nudo? Quando accetti di lavorare con un regista ti affidi totalmente a lui. Philippe Garrel ha un suo universo, che si può amare o meno, ma che è indiscutibilmente suo. E io ho deciso di fare parte del suo universo”

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«Essere un’attrice è una sublimazione della femminilità»

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“L’età ti libera dalla fatica dalla fatica di dover sedurre”

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“Mai iniziare una storia con un programma: non funziona – continua l’attrice – Stare insieme è un fatto istintivo. Nessuno sa spiegarsi cos’è che ti fa andare avanti. E’ un qualcosa che sta sopra di noi”.

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Istintiva e indipendente…Monica

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Nicole Mary Kidman nasce a Honolulu, alle Hawaii il 20 giugno del 1967.

La sua famiglia è in America per via del lavoro del padre, un ricercatore.

I Kidman comunque non si fermano a lungo negli Stati Uniti e Nic a quattro anni è già in Australia, dove inizia prestissimo a studiare danza e mimo. Dalle scuole di recitazione al set il passo è breve.

La sua carriera artistica infatti inizia già nel 1993, con piccole apparizioni alla tv e qualche film che però non supera mai i confini nazionali.

La prima grande occasione arriva finalmente per Nicole nel 1989 con il thriller di Phillip Noyce Ore 10: calma piatta.

L’anno dopo, grazie a questo primo successo, viene scelta per affiancare proprio Tom Cruise in Giorni di tuono di Tony Scott.

I due s’innamorano sul set e si sposano nel giorno della vigilia di Natale del 1991, con una cerimonia romantica che si svolge a Telluride, in Colorado.

Inizia così la favola di una delle coppie d’oro di Hollywood. I due sono ricchi e affascinanti, si amano, abitano per circa dieci anni in splendide ville divise tra Inghilterra, Australia e Stati Uniti, non potendo avere figli adottano due bambini, fanno le loro apparizioni ai party e alle prime sempre abbracciati e sorridenti, sostengono insieme con fervore la Chiesa di Scientology, si appassionano agli sport estremi.

E soprattutto lavorano molto, in coppia e separati.

Nicole e Tom si separano nel 2001, lei ottiene l’affidamento dei figli e mentre lui si consola tra le braccia di Penelope Cruz, a Nic vengono attribuiti parecchi amori mai smentiti ma nemmeno confermati.

Eppure Nicole non si fa ricordare per le copertine sui giornali scandalistici, bensì per un rinnovato impegno sul lavoro.

Nei panni di Satine nel Moulin Rouge (2001) di Baz Luhrmann che Nicole fa parlare di sé. Non soltanto recita con rigore e passione un ruolo intenso, ma balla e canta, sorprendendo il pubblico con le sue sbalorditive doti interpretative e canore. Il ruolo le vale il Golden Globe come migliore attrice protagonista di musical. Eppure Nicole non si ferma a raccogliere il successo, non si accontenta.

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Nicole Kidman- Ci sono cose di cui non mi piace parlare. Lei lo chiama mentire. (The interpreter)

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Nicole Kidman – E mi ritornano alla mente i fuggiaschi momenti trascorsi insieme… Il mio strano carattere… Le parole non dette.(ritorno a cold mountain)

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 Satine (Nicole Kidman) – Perché vivere di sogno in sogno, temendo il giorno in cui i sogni finiranno?

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Aldo Nove, scrittore: «Potenza e dignità del volto, bellezza straziante. Nei suoi occhi, quello che simboleggiano, possiamo ritenerci orgogliosi di essere occidentali. Il volto femminile di Dio»

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Sorprendente e bella…Nicole

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Hampstead (Londra) 27-02-1932 – Los Angeles 23-03-2011

Elizabeth Taylor, icona indiscussa del cinema hollywoodiano, è nata da genitori americani a Hampstead, Londra. Allo scoppio della guerra si trasferisce con la famiglia a Los Angeles.

Proprio i suoi amori rappresenteranno il collante tra la sua fragile indole e una vita passata tra abuso di alcool, droghe e sonniferi.

I suoi occhi colorati di un rarissimo viola hanno stregato il cuore di molti uomini, collezionando ben otto matrimoni, ma solo due con lo stesso uomo.

Ha avuto otto mariti, quattro figli e nove nipoti. Il primo fortunato amante fu il miliardario Conrad Hilton jr., da cui la catena dei rinomati alberghi. Un matrimonio breve, finito l’anno successivo a cui seguì quello con l’attore inglese Michael Wilding, sposato nel ’52 e lasciato nel ’56. Dall’unione nascono due figli che hanno entrambi ricalcato la carriera dei genitori, Chris e Michael jr. Nel ’57 il brevissimo matrimonio con il produttore Mike Todd che muore l’anno dopo in un incidente aereo ma che fa in tempo a concepire Liza, scultrice. Solo il cantante Eddie Fisher, sposato nel ’59, rimane ancora tra lei e Richard Burton.

Il famoso colpo di fulmine arriva nel ’64. Si sposano, divorziano 10 anni dopo e si risposano nel ’75 per poi divorziare di nuovo nel ’76.

“Burton ha cambiato radicalmente la mia vita – ha detto – mi ha insegnato a non aver paura di niente”.

Un amore violento, fatto di liti furiose, pubbliche o private, ma anche di grande tenerezza e rispetto, come il ricordo del loro primo incontro. Erano sul set di Cleopatra, ed un Burton preceduto da una fama di intellettuale e grande attore, le si fece incontro chiedendole se sapesse di essere una ragazza carina. A Liz sembrò poco per quell’uomo, ma la sua delusione lasciò spazio all’emozione nel vedere le mani tremanti di quello scozzese così sanguigno.

Appena divorziata da Burton, nel ’76 Liz Taylor sposa il senatore John Warner, sodalizio che dura fino all’82. Nel ’91, infine, è la volta di Larry Fortensky, muratore di 20 anni più giovane di lei, conosciuto al Betty Ford Center dove entrambi cercano la disintossicazione dall’alcool. Il matrimonio finisce nell’ennesimo divorzio nel ’96.

Ora che tutto è passato, di lei restano i suoi cinquanta film, i due oscar ma soprattutto lei e Richard che in vita avevano deciso di essere sepolti vicini, indipendentemente dal fatto di essere ancora sposati, perché avevano già pregustato l’idea dell’unione perenne.

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“Io voglio vivere, godere la vita: come se ogni giorno fosse l’ultimo. Non sarebbe bello? Una vita di ultimi giorni”. Elizabeth Taylor

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Io ho un corpo di donna ed emozioni di una fanciulla. Liz Taylor

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Richard Burton la definiva “miracle of construction”

…Tollera i miei limiti e la mia ubriachezza, è un male allo stomaco quando sono lontano da lei e so che mi ama” scrive, anche se il più significativo è sicuramente: “sono stato fortunato nella mia vita ma la fortuna più grande è stata Elizabeth”. Richard Burton

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Fragile e innamorata…Liz

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Mary Louise Streep nasce nel New Jersey il 22 giugno del 1949.

Seria, raffinata, elegante, estremamente perfezionista, quasi al limite della maniacalità, lontana dallo star-system, ma considerata da tutti come una delle migliori attrici di tutti i tempi.

Da ragazzina il suo primo interesse artistico non è il cinema ma l’opera lirica, perciò prende lezioni di canto.

Il debutto cinematografico avviene nel 1977 con “Giulia” di Fred Zinneman.

Ma è l’anno dopo che si impone all’attenzione generale, recitando per la prima volta accanto a Robert De Niro ne “Il cacciatore” di Michael Cimino: secondo film e prima nomination come migliore attrice non protagonista.

Colpita duramente nella vita privata per la morte del fidanzato, l’attore John Cazale, sembra tuffarsi nel lavoro con impegno ancora maggiore…

Nel 1979 viene ingaggiata da Woody Allen per lavorare in “Manhattan”; vince l’ambita statuetta come migliore attrice non protagonista in “Kramer contro Kramer” (Kramer vs. Kramer, 1979, di Robert Benton) accanto a Dustin Hoffman; nel 1983 Meryl Streep riceve nuovamente un Oscar, questa volta come migliore attrice protagonista, per “La scelta di Sophie”

Verso la fine degli anni Ottanta, dopo aver interpretato sempre e solo parti drammatiche, sembra rivolgersi anche alla commedia.

Nel 1984 recita in “Innamorarsi”  a fianco di De Niro. Nel 1985 “La mia Africa”. Nel 1989 “She devil”.

Nel 1995, a quarantasei anni, Meryl Streep è protagonista nel film di Clint Eastwood “I ponti di Madison County” (The Bridges of Madison County) e ottiene una nomination agli Oscar dopo quattro anni di assenza dal premio.

Tra la fine degli anni 90 e l’inizio del nuovo millennio, un’altra serie di pellicole che rafforzano il suo status di stella di prima grandezza nel firmanento hollywoodiano, e le consentono, prima di eguagliar, e poi di superare, il record di Katherine Hepburn in fatto di nomination agli Oscar.

Considerata tra le più grandi attrici viventi, Meryl Streep detiene il record di candidature agli Oscar e i record di candidature e vittorie ai Golden Globe.

All’inizio del 2012 torna sui grandi schermi vestendo i panni di una delle donne più importanti del XX secolo, Margaret Thatcher: il titolo del film ricalca l’appellativo con cui l’ex primo ministro inglese è conosciuta nel mondo “The Iron Lady” (La Lady di Ferro). La sua straordinaria interpretazione le vale il terzo Oscar (Miglior attrice protagonista) in carriera.

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Meryl Streep: “Non seguo nessuna dottrina in particolare. Non faccio parte di una chiesa, un tempio, una sinagoga, né alcun luogo di meditazione.Nonostante ciò, sento la necessità di fare del bene. Da dove potrebbe venire?”.

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Kevin Klein: recitare è una cosa intima. Quando ci si affida a qualcuno con qualcosa di molto privato,si sviluppa un legame di enorme intimità , e l’intimità è come l’amore. Posso sentire tutto con Meryl, perchè offre tutto per rispondere.

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Meryl Streep (Francesca Johnson): Mi rendevo conto che l’amore non obbedisce alle nostre aspettative, è mistero puro e semplice…

Meryl Streep (Francesca Johnson): Io non posso fingere che questo mi basti, perché così dev’essere! E non posso fingere di non provare quello che provo, perché domani sarà finita.

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Meryl…che offre tutto…

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Ingrid Bergman nasce a Stoccolma il 29 agosto del 1915 e muore a Londra nel 1982.

La splendida attrice svedese, protagonista assoluta del mondo di celluloide, è icona indimenticabile di bravura, classe ed eleganza.

Nel 1935 ottiene la sua prima ‘particina’ nel lungometraggio “Munkbrogreven”, dei registi svedesi Addolphson e Wallen.

Solo un anno dopo la carriera di Ingrid subirà una svolta grazie al film “Intermezzo”,che permette alla giovane svedese di dare la prima vera dimostrazione del suo talento, che sarà infatti notato dal produttore hollywoodiano David Selznick.

Nel 1939 Ingrid lascia la Svezia alla volta degli Usa.

Nella vita privata Ingrid sembra essere la ‘donna ideale’, osannata dall’America puritana come il simbolo della ragazza dai buoni sentimenti dedita alla famiglia. A creare quest’alone di purezza intorno alla Bergman dei primi anni hollywoodiani, oltre alle sue fattezze delicate anche il look, molto naturale, in controtendenza con il trucco marcato tipico delle dive di quegli anni.

Presto, stufa della maschera da ‘brava ragazza’, Ingrid stupisce e delude molti dei suoi fans americani interpretando ruoli particolari.

Il ’42 è l’anno di ‘Casablanca’.

Il 1949 è un anno particolare per Ingrid Bergman, è l’anno della lettera da ammiratrice scritta al regista italiano Roberto Rossellini.

E’ l’inizio di una seconda vita per Ingrid, lei e il regista, entrambi già sposati s’innamorano.

La loro relazione crea però profondo sdegno e un vero e proprio scandalo, tanto che il film non sarà distribuito nelle sale americane.

Ma Ingrid decide comunque di traferirsi in Italia per vivere con il regista.

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Ingrid Bergman — Questa vecchia montagna ha aspettato / tutta la sua vita perché tu la scoprissi / perché la tua mano toccasse la sua dura roccia /

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Ingrid Bergman — Il bacio è un dolce scherzo che la natura ha inventato per fermare i discorsi quando le parole diventano inutili.

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Non ho mai visto in vita mia, nemmeno nei film di cui la Bergman è protagonista, una donna così trasparentemente pulita. (Indro Montanelli)

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Delicata e senza maschera…..Ingrid

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Nata nel 1934 a Roma, Sofia Villani Scicolone, questo il suo vero nome, trascorse la sua infanzia a Pozzuoli.

È riconosciuta universalmente come una delle più celebri attrici della storia del cinema italiano e mondiale.

Iniziò la carriera a quattordici anni partecipando a concorsi di bellezza, recitando nei fotoromanzi.

“Scoperta” nel 1952 da quello che sarebbe poi divenuto suo marito, il produttore Carlo Ponti  che le offrì un contratto di sette anni.

Iniziò la sua lunga e prestigiosa carriera cinematografica in ruoli da “popolana”, ma presto ottenne fama internazionale anche grazie alla sua prorompente ed esplosiva bellezza e innata sensualità, che spesso, però, ne ha offuscato l’aspetto artistico e l’indubitabile bravura come attrice drammatica.

Dagli anni Ottanta si è di fatto ritirata dai set cinematografici.

Nel 1998 riceve il Leone d’oro alla carriera al Festival del cinema di Venezia e il Globo d’oro alla carriera e l’anno dopo riceve il premio David di Donatello per la sua straordinaria carriera.

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-Ogni donna può figurare al meglio se sta bene dentro la propria pelle. Non centrano i vestiti ed il trucco, ma come si brilla.-

(Sophia Loren)

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-Adoro la Loren nella sua carnalità, la sensualità che emana da verace femmina del popolo: una dimensione che è stata esaltata nei personaggi di commedia all’italiana, perché i suoi film americani mi sembrano meno interessanti, un po’ di cassetta. La trovo invece meno convincente quando incarna la donna “borghese”.- (Luisa Ranieri)

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Verace e sensuale…Sofia

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Nasce a Bruxelles il 4 maggio 1929..

La piccola Audrey ha una grande passione, la danza, che studia con grande impegno.

Alla fine della guerra, dopo aver vissuto tre anni ad Amsterdam, continuando i suoi studi di danza, Audrey si trasferisce a Londra.

Diventa modella e partecipa alle audizioni per diversi spettacoli.

Nel 1953, incarna il primo importante ruolo cinematografico: la principessa in “Vacanze romane” di William Wyler.

Il film ottiene un enorme successo e Audrey vince l’Oscar come migliore attrice protagonista.

È così che inizia la sua folgorante carriera, che la vede collaborare con grandi nomi del cinema hollywoodiano come Gregory Peck, Humphrey Bogart, Henry Fonda, Fred Astaire, Gary Cooper, Cary Grant, Sean Connery e recitare in grandi capolavori come Sabrina di Billy Wilder (1954), Gli inesorabili de John Huston (1960), Colazione da Tiffany de Blake Edwards (1961), My Fair Lady de George Cukor (1964).

Nel 1989, Audrey interpreta il suo ultimo ruolo nel film Always di Steven Spielberg.

Nel 1988, diventa ambasciatrice dell’Unicef e viaggia tra il Bangladesh, il Soudan e l’Etiopia.

Audrey Hepburn muore il 20 gennaio 1993 a Tolochenaz, in Svizzera, restando per sempre un’icona di raffinata eleganza, fonte d’ispirazione per milioni di donne in tutto il mondo.

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Io e il mio gatto… siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene.

Holly Golightly (Audrey Hepburn – dal film “Colazione da Tiffany”)

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“Audrey Hepburn fu per me come un tesoro prezioso trovato su una spiaggia di Montecarlo. Era fragile come un cerbiatto, ma si intuiva una personalità fortissima dietro quell’apparenza. Non ebbi nessun dubbio: sarebbe diventata una donna molto famosa”.Colette, autrice di “Gigi”

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Dolce e raffinata…Audrey

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Nasce il 1 giugno 1926 al General Hospital Los Angeles come Norma Jeane Baker..

A 20 anni divorzia dal primo marito, si schiarisce i capelli e cambia il suo nome da Norma Jeane Baker in Marilyn Monroe…

Nel 1954 Marilyn sposa il famoso giocatore di baseball, Joe Di Maggio,dopo meno di un anno di matrimonio, soprattutto a causa della grande gelosia di lui, Marilyn e Joe Di Maggio divorziano e lei si trasferisce a New York per studiare all’Actor’s Studio.

A New York conosce l’affermato commediografo, Arthur Miller, che sposa il 1 luglio 1956.

…E’ di questo periodo l’aggravarsi della sua depressione delle sue fobie, le paure di non poter avere figli (anzi la quasi certezza dopo gli aborti) oscillazioni di peso, bulimia ed anoressia, insonnia, e le sue dipendente e sovradosaggi di benzodiazepine, stupefacenti e barbiturici…Marilyn era condannata ad essere quello che appariva….

Il suo dramma, la sua vita: amare per essere amata. … In realtà fu solo usata …

I molti amori…compreso il Presidente J.F.Kennedy e suo fratello Bob la lasciarono sempre terribilmente sola.

Lei desiderosa di ricevere amore, seppe solo darlo a chi non lo meritava, e fu incapace di conservarlo da chi veramente la amava.. .un sogno di celluloide … una vita da vetrina. …

Il 5 agosto 1962 la governante la trovò priva di vita nella sua casa a Los Angeles…come una tenue e fragile fiamma si spense nel vento di Hollywood…

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Marilyn Monroe: Non è il viso che colpisce, ma le espressioni… non è il corpo che ci piace, ma il modo in cui si muove… non è spesso l’aspetto fisico che ci attrae… ma sono i modi di fare di una persona.

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Marilyn ha paura di tutto. Bisogna che trovi qualcuno capace di rassicurarla, di aiutarla, di farle vincere le sue paure”. Yves Montand – attore

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Tormentata e fragile…Marilyn…

 

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B.B.:icona generazionale cinematografica e di costume negli anni ’60, spirito libertario, trasgressivo e controcorrente, sensuale…

Sensuale e bellissima fin da ragazzina, è poco più che maggiorenne quando sposa il regista Roger Vadim.

Da bravo pigmalione, il regista le regalerà la celebrità dirigendola nel film Piace a troppi.

Il titolo originale è “Et Dieu crea la femme”, da tradursi anche con “E Vadim creò BB”. ..e così che esplode nel mondo il mito della biondina sexy francese.

Diceva di non essere mai stata “amata per quello che ero, ma solo per ciò che rappresentavo”. E in parte forse era vero.

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“È la principessa del musetto imbronciato, la contessa dallo sguardo languido. Brigitte Bardot emana una sensualità ingenua e spensierata che ha portato un pubblico nuovo ai film francesi ” (The Times)

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….sensuale e controcorrente  Brigitte

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